domenica 26 novembre 2017

...non puoi o non vuoi?




“Non puoi o non vuoi?”
Fu questa la sua domanda, dopo che gli comunicai che non poteva venire ad abitare con Daffo. E a quel tempo non ho voluto nemmeno spiegargli i motivi. Ragioni troppo grandi per un bambino così piccolo. Mia pure  la convinzione che i minori per quanto possibile non vadano coinvolti in certe beghe famigliari, né messi nella condizione di doversi schierare da una parte o dall’altra.
A tempo debito verranno dati tutti i chiarimenti del caso, così mi sono detta.
E sospirando un “non posso”,  a malincuore me ne andai lasciandolo lì sul prato con un’aria da cane bastonato. Il mio nipotino.

In questi sei anni di lontananza, più volte ci ho ripensato. Anche perché questo fatto non è stato indolore per me; figuriamoci per lui.
Si poteva fare diversamente? No. 
Che gli avranno raccontato? Di tutto e di più. 
Mi odierà? e lo capirei pure.
E aggiungo che purtroppo la situazione pirotecnica in cui versava e tuttora versa la happy family, in questi anni ha azzerato ogni idea di ri-contatto.

Però poi accade che una mattina, tra la corrispondenza di fatture e giornali, trovo una busta più grande delle altre.
Una calligrafia tra lo stampatello e il corsivo.
Il mio indirizzo scritto giusto ma tutto storto.
Riconosco l’inchiostro di una penna a sfera blu. Non se ne usano più.
Incuriosita, la apro subito mentre sto ancora salendo le scale.
Ci sono dentro due biglietti.

A zia Daffo, con tanti smiles e gatti e cani
E nell’altro…Ciao zia Daffo, tanti auguri di buon compleanno da…
Mi si illumina il cuore.
Ha aspettato tutto questo tempo fino a saper scrivere...

Dal fondo della busta estraggo poi un piccolo braccialetto intrecciato a mano, fatto da lui.

Quel filo che ci legava, non si è mai rotto.
Il mio regalo più bello.




mercoledì 1 novembre 2017

...quel che resta




Ero ancora bambina, e un giorno chiesi: “Nonna, ma tu non hai paura di morire?”
Seduta sulla sua poltrona preferita, stava facendo uncinetto. Alzò un attimo lo sguardo e con una serenità disarmante mi disse: “No, non ho paura. Sai, ho avuto una vita lunga, ed è ora che lasci il posto a voi giovani. Ti immagini Daffo in quanti saremmo sulla terra se nessuno morisse?” (era molto pragmatica) e poi aggiunse “Ho avuto una vita bella. Credimi, non sempre è stato facile, ho visto due guerre e un tempo non c’erano tutte le comodità che ci sono ora. Ma ho avuto anche tante soddisfazioni. Ho vissuto appieno ogni momento e sono contenta. E quando sarà la mia ora me ne andrò via tranquilla. E anche tu, ricorda sempre: vivi bene ogni giorno, e sarà più facile morire.”

Vivi bene ogni giorno, e sarà più facile morire.

Ho fatto tesoro di questo consiglio, così come oggi sono fiori i tanti semi che molte persone hanno piantato dentro di me, attraverso le loro parole, i loro gesti, il loro amore e quant’altro.
Quel che resta insomma è tanto. Ed è questo che mi piace ricordare, non solo oggi.